di Massimiliano Milone (coordinatore circolo Ponente)
La notizia della chiusura della Fincantieri, che spero sia presto smentita dai fatti, mi ha profondamente colpito, sia come cittadino e militante di SEL, sia come lavoratore. Ho vissuto sulla mia pelle il processo di trasformazione di un’altra grande azienda genovese, l’Ilva, e ho partecipato a molte lotte per la difesa del posto di lavoro. Però in quegli anni difficili e incerti nessuno, neppure il più folle dei politicanti, aveva mai paventato la chiusura totale degli impianti. Si era scelto di attuare una riconversione industriale delle aree di lavorazione a caldo, le più vecchie e inquinanti, garantendo però la conservazione del posto di lavoro.
Il governo e la Fincantieri dovrebbero seguire la stessa strada: operare le riforme strutturali che sono ormai necessarie per sopravvivere nel mercato globale, come l’auspicato ribaltamento a mare, e cercare il modo per salvaguardare l’attuale livello occupazionale e in questo l’accordo di programma firmato nel 2005 per l’Ilva può essere d’aiuto: gli esuberi temporanei dei lavoratori furono gestiti con lo strumento della cassa integrazione e dei lavori di pubblica utilità per garantire la continuità di reddito dei lavoratori dislocati temporaneamente fuori dallo stabilimento.
Il governo Berlusconi dovrebbe sapere che l’uscita dalla crisi non si fa attraverso la chiusura di un’eccellenza italiana come la cantieristica, bensì con il suo rilancio, grazie a un’adeguata riconversione industriale, che non può permettersi però altre perdite di posti di lavoro.






BRAVO MASSIMO! OTTIMO PEZZO, NON SI PUò CHE ESSERE D’ACCORDO CON TE! CI SARà MOLTO DA LOTTARE E DUBITO CHE QUESTO GOVERNO CAPIRà L’IMPORTANZA DI INVESTIRE NELLA CULTURA, NELLA RICERCA E NELLA RICONVERSIONE! O FORSE LA CONOSCE TROPPO BENE E PERCIò LA EVITA…
Commento di Floriana Mastandrea — 26 maggio 2011 @ 21:16 |